18-03-2008
Ponza | Dove dormire | Spiagge

Ponza è la più grande delle Isole Pontine. Le leggende che la riguardano dicono che fu dimora della maga Circe. La storia dice invece che fu abitata fin dall’antichità da diverse popolazioni: i Fenici, gli Ausoni, i Greci e, ovviamente, i Romani. Il principale centro abitato si chiama Ponza. Il suo porto settecentesco sorge dove anticamente sorgeva il porto romano.
Poco lontano dal porto ci sono le suggestive grotte di Pilato, scavate dai romani nella roccia e usate come pescheria. Sull’isola si possono ammirare diverse altre testimonianze della presenza dei romani. Ma la bellezza di Ponza risiede nelle sue bellissime coste, che alternano pareti di falesia che precipitano in mare, a piccole baie, a grotte, a spiagge di sassi.
Dove dormire. Il Villaggio dei Pescatori si affaccia sull’incantevole Cala Feola, vicino alle piscine naturali. Alloggi tipici dell’isola di Ponza, ristrutturati per garantire confort e rispetto del paesaggio. Cerca hotel a Ponza »
Le spiagge
La spiaggia più famosa di Ponza è Chiaia di Luna. Si tratta di una striscia di sabbia a forma di mezza luna e si trova sotto a una parete di tufo alta oltre 100 metri.
Sul versante orientale dell’isola c’è la Cala Inferno, chiamata così per via della scala d’accesso scavata nella roccia che ricorda un girone dantesco. Di fianco c’è la spiaggia del core, con un’acqua particolarmente trasparente. La spiaggia dello Schiavone, raggiungibile solo via mare, ha davanti a sé un arco naturale molto suggestivo.
Sul versante occidentale, oltre a Chiaia di Luna, c’è la spiaggia Lucia Rosa con i suoi imponenti faraglioni. La spiaggia è famosa per i suoi tramonti. La vicina Cala Feola ha delle bellissime piscine naturali, molto frequentate. Il mare intorno a Ponza è disseminato di scogli e isolette. La più grande è Gavi, vicina all’estrema punta nord dell’isola quasi una sua naturale prosecuzione.
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16-03-2008

L’antica repubblica marinara di Amalfi è la perla di uno dei tratti di costa considerati fra i più belli d’Italia e, probabilmente, del mondo: la costiera amalfitana.
Lungo la strada che collega Sorrento a Salerno ci sono splendide località: Positano, Vietri sul Mare, Cetara, Maiori, Minori, Ravello e molte altre. Stretta fra le pendici dei Monti Lattari, allo sbocco della Valle dei mulini e il mare, Amalfi è il cuore, non solo geografico, della costiera. Il suo fascino deriva soprattutto dalla perfetta fusione fra bellezze artistiche e bellezze del paesaggio.
Dove dormire. L’hotel La Pergola è un tre stelle panoramico, in posizione tranquilla sui terrazzamenti di limoni. In alternativa Amalfi offre hotel, camere e alloggi in grado di soddisfare ogni tipo di esigenza. Cerca hotel »
Il clima particolarmente mite e la fertilità del terreno circostante, la abbelliscono di una ricca e colorata vegetazione. Tra le piante spicca il limone, da cui si ricava il limoncello, un’altra delle glorie di Amalfi e della costiera.
La città è stata fondata dai Romani e ha conosciuto il suo massimo splendore nel medioevo, durante i secoli X e XI. In questo periodo fu uno dei principali e più ricchi centri commerciali del Mediterraneo. È stata infatti la prima repubblica marinara, concorrente di Genova, Venezia e Pisa, che la saccheggiò nel 1137, ponendo fine alla sua potenza. Ma Amalfi risorge nell’800, quando diventa, e continua ad essere, una delle mete preferite dei viaggiatori di tutto il mondo.
Di questa storia gloriosa rimangono ad Amalfi molte testimonianze artistiche. La principale è sicuramente il Duomo, che domina il piccolo abitato dall’alto di una scalinata. La cattedrale di Sant’Andrea è stata costruita fra i 954 e il 1004, nel momento di massimo fulgore della repubblica. Ha subito poi diverse modifiche. La facciata policroma è stata infatti ricostruita nel secolo scorso. Mentre il tipico campanile, con la cupola ornata dalle maioliche, è originale. Di fianco al duomo si trova un altro gioiello di Amalfi, il Chiostro del paradiso. Era originariamente il cimitero delle famiglie nobili. Ora è una vera oasi di pace, con i suoi portici silenziosi e un giardino ben curato, in cui spiccano alte palme. La cittadina è costituita da una serie di vicoli stretti, con le case intonacate di bianco, che si inerpicano su per la montagna. Il vicolo principale è la Via dei Mercanti, una stradina quasi completamente al coperto, dove un tempo si trovavano le botteghe artigiane (e ora si trovano quelle per i turisti).
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15-03-2008

Conosciuta come la perla nera del Mediterraneo, Pantelleria, al di là delle definizioni da guida turistica è sicuramente una delle isole più belle e selvagge della Sicilia.
La storia dell’isola ha visto un avvicendarsi di dominazioni diverse che hanno lasciato segni profondi nell’agricoltura, la gastronomia, l’architettura e la lingua. Una particolarità di Pantelleria sono i nomi arabi delle contrade. Furono i Fenici, e successivamente i Cartaginesi, a comprendere l’importanza strategica dell’isola, seguiti da Arabi, Vandali, Bizantini, Normanni, Angioini, Aragonesi, Genovesi, Spagnoli e Borboni.

L’isola di Pantelleria è più vicina alla costa tunisina (70 chilometri) di quanto lo sia alla Sicilia (102 chilometri). Il clima e la vegetazione risentono positivamente dell’influenza nord-africana. La temperatura media annua è di 18 gradi. Un vento costante tiene lontane le nuvole rendendo il cielo dell’isola sempre azzurro. Nonostante le precipitazioni siano molto scarse, Pantelleria è un’isola molto ricca di vegetazione.
Dove dormire. Le possibilità di alloggio a Pantelleria sono molteplici e vanno dall’hotel 4 stelle con bagno turco, alle suggestive residenze ricavate nei dammusi, le tradizionali abitazioni contadine dell’isola.
La Montagna Grande, il cuore verde di Pantelleria, è una riserva naturale. Bellissime le piane di Ghirlanda e di Monastir, vallate dolcissime riparate dai venti dove si coltivano la vite (da cui grappoli si ricava il famoso passito), i pomodorini e i capperi.
Pantelleria è circondata da un mare smeraldino ricco di pesci e vegetazione (un paradiso per i sub). Dal 1999 l’area è diventata Parco Marino. Le discese a mare possono essere un po’ faticose, ma ne vale sempre la pena (bellissima la Balata dei Turchi).
E’ consigliabile dedicare almeno un giorno al giro dell’isola di Pantelleria in barca. Potete affittarne una al porto, oppure partecipare alle gite organizzate e approfittare dei racconti dei simpatici barcaioli panteschi.
L’origine vulcanica la si respira ovunque. Le rocce nere che spuntano dalla vegetazione, le scogliere formate dalle colate laviche, le numerose sorgenti termali, il lago di Venere e le Favare.
La zona delle Favare è di grande suggestione, getti di vapore acqueo ad alte temperature espulse fragorosamente dalle rocce creano un paesaggio promordiale.
Esperienze bellissime quelle del Bagno Asciutto e delle Stufe, utilizzate fin dai tempi degli antichi romani, sono vere e proprie terme all’aria aperta.
Il lago Specchio di Venere è un autentico spettacolo, per gli occhi e per il corpo. Intorno al lago si possono fare i fanghi, stendersi al sole per farli asciugare e fare l’idromassagio naturale nelle vasche di acqua termale.
Architettura caratterizzante è quella dei dammusi, abitazioni contadine costruite in pietra a secco, dai muri spessi, con i tetti dalle caratteristiche cupole per la raccolta delle acque piovane che, attraverso le canalizzazioni, vanno a riempire le cisterne sotterranee.
La gastronomia di Pantelleria unisce influenze nord africane a quelle della cucina siciliana. Uno dei piatti tipici infatti è il cous cous di pesce. Poi la Sciakisciuka, deliziosa caponata di verdure e la Cuccurummà con le saporitissime zucchine locali. I famosi capperi vengono usati soprattutto nelle insalate insieme alla delicatissima tumma, il fresco formaggio locale, e l’origano che cresce sull’isola, danno un tocco particolare a tutta la cucina pantesca.
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11-03-2008

Il golfo di Orosei è considerato uno dei più bei tratti del litorale italiano. Si trova sulla costa centro orientale della Sardegna, in provincia di Nuoro.
Il golfo di Orosei è compreso fra Capo Nero, a nord, e Capo Monte Santo a sud. Mentre le sue porte d’ingresso sono Orosei, a nord, e Arbatax, a sud e il suo centro è il paese di Dorgali. Il suo entroterra è costituito dal Supramonte, un vasto altopiano calcareo, di una bellezza selvaggia. Il fatto di essere stretto fra la montagna e il mare ha fatto si che questo territorio rimanesse a lungo inesplorato e poco frequentato. La zona di Orosei è considerata, dalla recente classificazione delle spiagge italiane stilata da Legambiente e Touring Club Italiano, una delle migliori dieci località marine italiane.
Proprio la natura calcarea del territorio contribuisce alla bellezza del golfo. Si tratta di un tipo di roccia che è facilmente intaccabile dagli agenti atmosferici, e quindi nel corso dei millenni viene erosa e muta di forma. Per questo, la costa del golfo alterna rocce a strapiombo sul mare, spiagge di sabbia bianchissima orlate dalla macchia mediterranea, grotte profonde, con imponenti stalagmiti e stalattiti. Un tempo il golfo di Orosei era il regno della foca monaca, ora, purtroppo, quasi completamente estinta.
Il principale centro turistico del golfo è Cala Gonone, frazione di Dorgali. I 40 chilometri di costa compresi fra Cala Gonone e Santa Maria Navarrese, a sud, poco oltre il confine geografico del golfo sono quasi completamente disabitati e privi di costruzioni.
Dove dormire. A Cala Gonone l’hotel Villa Gustui Maris è situato in un contesto paesaggistico di grande suggestione e bellezza, a 300 metri dal mare con vista sullo splendido golfo di Orosei.
A sette chilometri da Cala Gonone si trova Cala Luna, la spiaggia più famosa e più bella del golfo, e non solo. Si tratta di una striscia di sabbia bianchissima lunga quasi un chilometro, a forma di mezzaluna, raggiungibile solo via mare. Una parte della spiaggia è circondata da un ruscello, che, quando è in piena, si getta nel mare. Si forma così un tratto di spiaggia circondato dall’acqua, una sorta di isola. Alle spalle della spiaggia fioriscono gli oleandri, che, con il loro rosa sono una scenografica macchia di colore. L’altra parte dell’arenile è dominata da un’alta parete calcarea, in cui sono presenti sei grandi grotte. Le acque poi, hanno una colorazione particolare, cangiante, che ricorda le acque tropicali.
Ma Cala Luna è solo una delle meraviglie del golfo di Orosei. Cala Sisine, poco oltre Cala Luna, si trova fra due alte falesie di roccia, circondata da un bosco di lecci ed è costituita da ciottoli. Cala Biriola, anch’essa bordata da un bosco, è riconoscibile dalla presenza di un arco di roccia naturale. Cala Mariolu è formata da piccole insenature, il cui arenile è costituito da ciottoli bianchi, che creano un meraviglio contrasto con la macchia mediterranea circostante e fanno si che l’acqua assuma colorazioni inaspettate.Prima di arrivare alle falesie verticali che a Capo Monte Santo chiudono a sud il golfo, si incontra la spiaggia di Goloritzè. È una piccola spiaggia sovrastata da un’alta roccia calcarea e protetta da un arco di roccia che sorge nel mare antistante.
Oltre alle spiagge, le scogliere del golfo nascondo impressionanti grotte carsiche. La più celebre è la grotta del bue marino, che si trova poco più a sud di Cala Gonone ed è raggiungibile solo via mare. È una grotta lunga circa 5 km, un tempo rifugio della foca monaca, chiamata dagli abitanti proprio bue marino. La grotta ha diversi ambienti, che possono essere vistati, almeno in parte, percorrendo alcuni sentieri interni. Vi è, ad esempio, la sala della dama bionda, dove è stato ritrovato un cadavere di donna, o la sala dei candelabri, con imponenti stalagmiti e stalattiti, la sala della torta, che ha delle magnifiche strutture di cristallo trasparente. Molto suggestiva è anche la , a cui si arriva attraversando cunicoli e piccoli corsi d’acqua. Qui un tempo si accoppiavano le foche. Nella parete all’ingresso della grotta si possono invece ammirare antichissimi graffiti.
La grotta di Ispinigoli si trova invece a nord di Cala Gonone. Lo spazio principale della grotta è circolare e al centro ha una stalattite alta 38 metri, la più lunga d’Europa, scoperta e venerata già dai Fenici. Infatti, nella grotta sono stati ritrovati numerosi monili di fattura fenicia, ma anche resti umani. Probabilmente davanti alla stalattite, chiamata anche la spina nella gola, venivano sacrificate giovani vergini. Tanto che la profondissima voragine che si trova al fondo della grotta, dalla quale probabilmente venivano gettate le fanciulle, è stata chiamata abisso delle vergini.
La parte settentrionale del golfo, da Cala Gonone a Marina di Orosei, ha un profilo costiero più basso di quella meridionale, non essendo a ridosso delle montagne. La spiaggia di Osalla è costituita da circa 4 km do sabbia finissima. Alle sua spalle si estende una pineta. Spiaggia e pineta sono separate da un ruscello, lungo il quale fioriscono i gigli. La vicina cala Cartoa è protetta ai lati da grandi scogli che celano una sabbia bianchissima e un mare particolarmente trasparente. A cala Ginepro, a nord di Orosei, la sabbia è invece grigia e circondata da scogli di granito rosa, mentre il mare è verde smeraldo. Poco lontano si trovano le cinque spiagge dell’oasi protetta di Bidderosa, la cui visita deve essere prenotata.
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11-03-2008

Arroccata su uno sperone di roccia che si protende nel mar Tirreno, Gaeta prende il nome dalla nutrice di Enea, Caieta, che qui fu seppellita. Situata nel Lazio meridionale, quasi al confine con la Campania, Gaeta si trova al centro dell’omonimo golfo, che va dal promontorio del Circeo a Capo Miseno. Si tratta di una città di antichissima origine, che già i romani avevano eletto a località di villeggiatura, che è stata repubblica marinara, poi baluardo settentrionale del regno di Napoli.
Gaeta è divisa sostanzialmente in tre parti. Il quartiere San’Erasmo si trova sulla punta del promontorio, proprio alle falde del monte Orlando, ben difeso dalle fortificazioni volute da Carlo V. E’ la parte antica della città e quella che conserva le maggiori bellezze artistiche. Il Duomo risale all’XI secolo ed è dedicato a Sant’Erasmo. Ha un bel campanile quadrangolare, ornato da diverse bifore ed è in stile moresco. Il Museo diocesano e la pinacoteca ospitano alcune opere di pregio, soprattutto di pittori napoletani, come Luca Giordano. Alle spalle del Duomo si trova l’affascinante quartiere medievale, che si inerpica per tortuose stradine, con case che risalgono al XII secolo. Purtroppo, sono state molto danneggiate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Da vistare l’antica chiesa di san Giovanni a Mare, proprio al centro del quartiere, di origine bizantina.
Il castello risale probabilmente all’VIII secolo, ma è stato rifatto nel 1200 e completato nel 1400. La parte inferiore, la più antica e di forma irregolare, è chiamata castello angioino. Quella superiore, di forma rettangolare e munita di torri circolari, è chiamata castello aragonese.
Il lungomare Caboto, sul versante settentrionale del promontorio del monte Orlando, unisce Sant’Erasmo e Porto Salvo. Sul lungomare si incontra la bella chiesa di Santa Maria dell’Annunziata, costruita nel ‘300 e ristrutturata nel ‘600. La chiesa conserva alcuni preziosi dipinti di Luca Giordano e Sebastiano Conca. La Grotta d’oro o cappella dell’Immacolata è
annessa alla chiesa ed è rivestita di tavole con cornici dorate, un vero capolavoro dell’arte rinascimentale.
Porto Salvo, un tempo chiamato Porto Gaeta e abitato dai pescatori, occupa la zona dell’istmo di Montesecco e si estende verso Formia. Ha tutte le caratteristiche del borgo marinaro mediterraneo ed è molto piacevole da visitare.
Il quartiere di Serapo sul versante opposto del promontorio rispetto a Porto Salvo e quindi rivolto verso Sperlonga, nasce invece nel 1927, a ridosso dell’omonima spiaggia. La spiaggia, sabbiosa, è lunga più di un chilometro e larga fino a 200 metri. Oltre a Serapo, a Gaeta vi sono altre sei spiagge, S. Agostino, S. Vito, Arenàuta, Ariana, Quaranta remi, Fontana, che occupano diverse baie che si aprono lungo la costa occidentale del monte Orlando.
Dove dormire. L’hotel Serapo si affaccia sulla bella spiaggia di Gaeta alle pendici del Parco Naturale di Monte Orlando e poco distante dal borgo medievale.
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Il monte Orlando è un’appendice dei monti Aurunci Il suo versante settentrionale è stato costituito in Parco regionale urbano nel 1986. Il parco, che ha una superficie di 53 ettari, ha una vegetazione ricchissima e particolare, tipica delle zone più calde del Mediterraneo. Un’altra particolarità naturalistica del parco è la cosiddetta montagna spaccata, che si raggiunge da Serapo. Si tratta di un’impressionante fenditura della roccia, secondo la tradizione dovuta al terremoto che seguì la morte di Cristo. Lungo la fenditura sono stati ricavati 270 gradini, che conducono alla Cappella del crocefisso, costruita dai benedettini nel ‘400. Di fronte al santuario un’altra scala conduce alla grotta del turco, aperta su un mare protetto dal WWF come oasi blu, per preservarne l’ecosistema.
All’interno del parco, sulla sommità del monte, vi è il mausoleo di Lucio Munazio Planco, di età augustea, raggiungibile percorrendo una bella strada panoramica. Dal piazzale antistante si gode un meraviglioso panorama su tutto il golfo di Gaeta.
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